Concordia: “in plancia tutti zitti”


Tutti zitti nella plancia di comando della “Concordia”,  dal comandante Francesco Schettino ai suoi ufficiali, mentre la nave andava verso gli scogli.

Il ricordo è del testimone di oggi al processo di Grosseto, l’Hotel Director Manrico Giampedroni, il commissario-eroe  a cui il Senato ha consegnato una medaglia,  che rimase intrappolato 36 ore con una gamba rotta e un trauma cranico nel ventre del relitto, finché fu salvato dai soccorritori che lo localizzarono grazie al baccano fatto dalla padella sbattuta sulle pareti per farsi trovare.

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 L’Hotel Director Manrico Giampedroni

Giampedroni ha raccontato al processo che negli ultimi metri prima dell’impatto «ero sull’aletta di sinistra, dove mi aveva invitato Schettino per seguire il passaggio vicino al Giglio. Guardavo il panorama, a un certo punto vidi gli scogli e dissi a voce alta: “Oh, li prendiamo!”. E così fu».

A una parte civile che gli ha chiesto quale fosse l’atteggiamento di Schettino e dei suoi ufficiali mentre la “Concordia” andava a urtare le rocce ha risposto: «Non lo so, di sicuro non c’era allegria, festa, li vedevo tutti zitti, intenti a fare il loro lavoro, alle loro mansioni».

«E chestavano zitti per andare tutti insieme verso il suicidio collettivo? – ha esclamato l’avvocato Giuliano Leuzzi del Codacons Che c’era un santone che guidava una setta al suicidio quella sera? Che stavano zitti e non gli dicevano che la nave andava sugli scogli?», riferendosi ironicamente al comandante Schettino e agli ufficiali in plancia di comando al momento del naufragio.

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L’Hotel Director Manrico Giampedroni

Il presidente del collegio del tribunale, giudice Giovanni Puliatti, ha ovviamente subito interrotto il legale,  esentando il testimone dal seguirlo nella provocazione. Ma intanto la circostanza di un equipaggio passivamente ubbidiente a pochi metri dal disastro è tornata a galla.

In altre udienze precedenti era emerso che tra i marinai solo lo stagista Salvatore Ursino, in plancia per perfezionare il tirocinio da ufficiale, si permise di far notare al comandante che la nave era fuori rotta.

La convocazione di Giampedroni è dunque servita al pubblico ministero per circostanziare alcune accuse formulate a Schettino, non già per ripercorrere l’ennesima volta l’accaduto.

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Il giudice Giovanni Puliatti

Una delle accuse su cui i pm ritengono centrale la deposizione di Giampedroni, riguarda il fatto che Schettino non lo contattò mai nelle ore del naufragio.

Giampedroni come direttore dell’hotel di bordo aveva il compito di vigilare sui passeggeri, specie in un’emergenza, sui flussi ai punti di riunione, sul fatto che nelle cabine non rimanesse nessuno.

Invece ribadisce al pm Stefano Pizza che «Schettino non l’ho mai sentito, non mi cercò mai».

Quindi Schettino come potè valutare con certezza a che punto fosse l’evacuazione?

Giampedroni ribadisce ulteriormente che : «C’era panico tra gli ospiti all’inizio, poi si è affievolito via via che li abbiamo rassicurati. Ho fatto controllare le cabine e verificare che fossero tutti fuori, cosa che ho comunicato alla plancia via radio, ma non ebbi risposta».

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Il pm Stefano Pizza

Invece non potè riferire alla plancia «la prontezza delle muster station», coi passeggeri riuniti nei punti di raccolta, una specie di azione preliminare all’ordine di salire sulle scialuppe.

Nonostante tutto ciò, la sua condotta comunque non viene comunque considerata ineccepibile: infatti fu indagato con Schettino e nel luglio 2013 e patteggiò due anni e sei mesi proprio perché non svolse tutti i compiti a lui affidati dai protocolli a tutela dei passeggeri. Giampedronie non dette alla plancia “la prontezza delle muster station”, cioe’ il loro approntamento, lo status che consente al comandante di ordinare l’abbandono della nave, anche perche’ non tutti i responsabili di sezione (capi-ponte e capi muster station) gli avrebbero dato riscontro sulla situazione delle loro aree di competenza. “Gli ospiti non erano tranquilli, andavano da soli ai punti di riunione“, ha anche detto il teste.

Oltrettutto, nonostante la caduta e la frattura conseguente e il trauma cranico, le autorità marittime nel 2012 gli sospesero quattro mesi, per motivi disciplinari, il libretto di navigazione.

Forse anzi decisamente per questo motivo, un avvocato che rappresenta alcuni passeggeri, Michelina Suriano ha chiesto senza peli sulla lingua: «Ma lei Giampedroni ha ricevuto la medaglia del Senato perché ha salvato dei passeggeri o perché ha patteggiato?», ovviamente ottenendo l’opposizione ferma del Pm e  il presidente del collegio, giudice Giovanni Puliatti, ha accolto l’opposizione, e la domanda è nata e morta lì, lasciando certo in bocca un sapore amaro al commissario eroe-non eroe!

Dovrebbe testimoniare l’11 marzo a Grosseto al processo sul naufragio della Costa Concordia, ma non lo farà perché è introvabile.


Deve testimoniare l’11 marzo a Grosseto al processo sul naufragio della Costa Concordia, ma non lo farà perché è introvabile.
Non si trova più Jacob Rusli Bin, il timoniere indonesiano che per due volteal momento decisivonon capì gli ordini di Francesco Schettino mentre la nave stava irrimediabilmente andando contro gli scogli del Giglio.

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Il timoniere è un testimone dell’accusa e la procura di Grosseto da tempo si è attivata con l’Interpol per notificargli la convocazione al processo. Ma, secondo quanto si apprende, il timoniere è irreperibile.

Sembra che viva nella campagna di Djakarta ed è lì che viene cercato, ma finora non c’è stato modo di raggiungerlo e consegnargli il documento di citazione. La conseguenza quindi è che almeno per ora non potrà testimoniare.

L’assenza del timoniere potrebbe sommarsi a quella dell’altro testimone previsto l’11 marzo, Manrico Giampedroni, commissario di bordo della nave, che non si presenterà perché è in Sudafrica.

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Giampedroni è imbarcato per lavoro su una nave della Costa Crociere e comunque ha fatto sapere che sarà disponibile ad essere ascoltato in aprile. Pertanto l’udienza dell’11 marzo rischia di non avere i due testimoni in programma e forse salterà. Il tribunale comunicherà le sue decisioni nell’udienza del 10 marzo quando sono confermati i testi Pierluigi Foschi, già amministratore delegato di Costa Crociere in carica al momento del naufragio, e Gianni Onorato, direttore generale della stessa compagnia di navigazione all’epoca del naufragio del 13 gennaio 2012 al Giglio che causò 32 vittime.

Fonte: Il Tirreno