Concordia: trovate ossa e un teschio


Il ponte 3 della Concordi ha restituito oggi delle ossa ed un teschio.

Si pensa possano appartenere a Russel Rebello, l’ultimo disperso, ma non è dato per certo.

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Il magistrato di turno della procura di Genova Federico Manotti è stato informato dai vigili del fuoco: lo stesso ha disposto il sequestro dei resti per individuare il dna e stabilire a chi appartiene.

Il problema è che non si è certi che i resti siano sicuramente di Russel: infatti nella stessa zona fu trovato un cadavere mutilato di un’altra vittima, Maria Grazia Trecarichi.

Per questo motivo le autorità hanno informato i familiari di entrambi.

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Le squadre impegnate nelle ricerche di Rebello si erano concentrate nel ponte 3 dove era più probabile si trovasse Rebello, ma ancora ieri le ricerche son risultate negative.

Le ossa sono state ritrovate sul ponte 3, in una zona dove mesi fa, durante le ricerche sul relitto al Giglio, venne recuperato il cadavere della signora: le conservava il locale lavaggio stoviglie.

Servirà dunque l’esame del dna per stabilire a chi attribuire quei poveri resti, sebbene si sia quasi certi che possano appartenere alla signora Trecarichi, che venne trovata decapitata e senza una mano.

I resti saranno trasferiti a Medicina legale dove si procederà con le analisi di rito.

 

06/08/2014  ore 21.34
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Concordia: “in plancia tutti zitti”


Tutti zitti nella plancia di comando della “Concordia”,  dal comandante Francesco Schettino ai suoi ufficiali, mentre la nave andava verso gli scogli.

Il ricordo è del testimone di oggi al processo di Grosseto, l’Hotel Director Manrico Giampedroni, il commissario-eroe  a cui il Senato ha consegnato una medaglia,  che rimase intrappolato 36 ore con una gamba rotta e un trauma cranico nel ventre del relitto, finché fu salvato dai soccorritori che lo localizzarono grazie al baccano fatto dalla padella sbattuta sulle pareti per farsi trovare.

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 L’Hotel Director Manrico Giampedroni

Giampedroni ha raccontato al processo che negli ultimi metri prima dell’impatto «ero sull’aletta di sinistra, dove mi aveva invitato Schettino per seguire il passaggio vicino al Giglio. Guardavo il panorama, a un certo punto vidi gli scogli e dissi a voce alta: “Oh, li prendiamo!”. E così fu».

A una parte civile che gli ha chiesto quale fosse l’atteggiamento di Schettino e dei suoi ufficiali mentre la “Concordia” andava a urtare le rocce ha risposto: «Non lo so, di sicuro non c’era allegria, festa, li vedevo tutti zitti, intenti a fare il loro lavoro, alle loro mansioni».

«E chestavano zitti per andare tutti insieme verso il suicidio collettivo? – ha esclamato l’avvocato Giuliano Leuzzi del Codacons Che c’era un santone che guidava una setta al suicidio quella sera? Che stavano zitti e non gli dicevano che la nave andava sugli scogli?», riferendosi ironicamente al comandante Schettino e agli ufficiali in plancia di comando al momento del naufragio.

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L’Hotel Director Manrico Giampedroni

Il presidente del collegio del tribunale, giudice Giovanni Puliatti, ha ovviamente subito interrotto il legale,  esentando il testimone dal seguirlo nella provocazione. Ma intanto la circostanza di un equipaggio passivamente ubbidiente a pochi metri dal disastro è tornata a galla.

In altre udienze precedenti era emerso che tra i marinai solo lo stagista Salvatore Ursino, in plancia per perfezionare il tirocinio da ufficiale, si permise di far notare al comandante che la nave era fuori rotta.

La convocazione di Giampedroni è dunque servita al pubblico ministero per circostanziare alcune accuse formulate a Schettino, non già per ripercorrere l’ennesima volta l’accaduto.

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Il giudice Giovanni Puliatti

Una delle accuse su cui i pm ritengono centrale la deposizione di Giampedroni, riguarda il fatto che Schettino non lo contattò mai nelle ore del naufragio.

Giampedroni come direttore dell’hotel di bordo aveva il compito di vigilare sui passeggeri, specie in un’emergenza, sui flussi ai punti di riunione, sul fatto che nelle cabine non rimanesse nessuno.

Invece ribadisce al pm Stefano Pizza che «Schettino non l’ho mai sentito, non mi cercò mai».

Quindi Schettino come potè valutare con certezza a che punto fosse l’evacuazione?

Giampedroni ribadisce ulteriormente che : «C’era panico tra gli ospiti all’inizio, poi si è affievolito via via che li abbiamo rassicurati. Ho fatto controllare le cabine e verificare che fossero tutti fuori, cosa che ho comunicato alla plancia via radio, ma non ebbi risposta».

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Il pm Stefano Pizza

Invece non potè riferire alla plancia «la prontezza delle muster station», coi passeggeri riuniti nei punti di raccolta, una specie di azione preliminare all’ordine di salire sulle scialuppe.

Nonostante tutto ciò, la sua condotta comunque non viene comunque considerata ineccepibile: infatti fu indagato con Schettino e nel luglio 2013 e patteggiò due anni e sei mesi proprio perché non svolse tutti i compiti a lui affidati dai protocolli a tutela dei passeggeri. Giampedronie non dette alla plancia “la prontezza delle muster station”, cioe’ il loro approntamento, lo status che consente al comandante di ordinare l’abbandono della nave, anche perche’ non tutti i responsabili di sezione (capi-ponte e capi muster station) gli avrebbero dato riscontro sulla situazione delle loro aree di competenza. “Gli ospiti non erano tranquilli, andavano da soli ai punti di riunione“, ha anche detto il teste.

Oltrettutto, nonostante la caduta e la frattura conseguente e il trauma cranico, le autorità marittime nel 2012 gli sospesero quattro mesi, per motivi disciplinari, il libretto di navigazione.

Forse anzi decisamente per questo motivo, un avvocato che rappresenta alcuni passeggeri, Michelina Suriano ha chiesto senza peli sulla lingua: «Ma lei Giampedroni ha ricevuto la medaglia del Senato perché ha salvato dei passeggeri o perché ha patteggiato?», ovviamente ottenendo l’opposizione ferma del Pm e  il presidente del collegio, giudice Giovanni Puliatti, ha accolto l’opposizione, e la domanda è nata e morta lì, lasciando certo in bocca un sapore amaro al commissario eroe-non eroe!