Costa Crociere al contrattacco: “mistificazioni” gli attacchi dei media


A margine dell’udienza di oggi, l’avvocato Marco De Luca che assiste nel processo di Grosseto Costa Crociere spa, parte civile e responsabile civile nel disastro del Giglio, parte al contrattacco rispondendo alle domande dei giornalisti.

«Ci sono state mistificazioni peraltro già smentite nel dibattimento» negli ultimi tempi sui mass media a proposito del naufragio della Costa Concordia, con riferimento evidentemente alla puntata di Report  in cui si lanciavano accuse pesanti sulla Compagnia di crociere, «tra cui alcune relative al timoniere» indonesiano della nave, Jacob Rusli Bin.

avvocato Marco De Luca

L’avvocato Marco De Luca

«Sul timoniere qualcuno ha detto, improvvisamente, che si trattava di un soggetto che si dedicava alla verniciatura della nave, così. E che poi è stato messo al timone.

Questa è una mistificazione colossale della realtà, in quanto sulla Costa Concordia – ha spiegato il legale – erano imbarcati 10 timonieri, 10 marinai con la specializzazione del timoniere per ricoprire tutta la giornata, in turni di otto ore.

Evidentemente essendoci 10 persone addette, nel momento in cui non adempivano alla loro funzione, per cui tutti erano certificati, al timone, svolgevano altre operazioni. Tutto qua. Niente di particolare, di scandalistico. Se poi qualcuno cerca cose di questo genere faccia pure, ma la realtà è diversa».

Come risulta anche dagli atti del processo in corso a Grosseto, anche lo stesso timoniere, Rusli Bin, aveva partecipato a lavori di riverniciatura.

Plancia di comando Concordia

Plancia di comando Concordia

Per quanto riguarda invece le presunte prove finte in mare invece ha dichiatato: «Stiamo parlando di una nave non ancora di Costa. C’è stata una polemica sulle prove in mare che ovviamente riguarda Costa, ma come eventuale parte offesa nella consegna non idonea della nave.

Costa è il primo soggetto che deve accertarsi che tutte le prove e tutta la funzionalità della nave sia perfetta secondo la disciplina chiesta dagli enti certificatori».

Secondo l’avvocato Marco De Luca si  parla di mistificazioni anche rispetto a quanto interpretato in alcune ricostruzioni della conversazione telefonica, intercettata, tra due funzionari di Costa Crociere l’avvocato Cristina Porcelli e l’ingegner Paolo Giacomo Parodi: i due erano impegnati a valutare se il difetto di una boccola del supporto di un porta-elica di un’altra nave, non la Concordia, potesse essere ostacolo ad ottenere l’okay alla navigazione dall’ente di certificazione Rina.

«I due soggetti – ha voluto chiarire De Luca ai giornalisti – non dicevano che le prove a mare erano false. L’avvocato Porcelli, dovendo ricevere una nave che ancora non aveva nella disponibilità della Costa, si è chiesto se un certo difetto (il surriscaldamento di una boccola, ndr) poteva essere oggetto di un’eventuale eccezione. La nave non era di Costa, la nave doveva essere consegnata a Costa. E la interlocuzione fra la Porcelli e l’altro soggetto riguardava una consegna perfetta della nave».

«Si è detto anche che potevano verificarsi delle prove fasulle – ha aggiunto il legale – ma questo va in danno di chi deve ricevere il bene, non di chi lo consegna».

Concordia a Genova

«Nella conversazione telefonica intercettata – ha continuato De Luca – si discuteva se ricevere una nave in quelle condizioni, e cioè con una boccola che poteva non essere a regola d’arte, o che cosa bisognava fare. E il suo interlocutore diceva `Certo si potrebbero fare delle prove non vere´. Ma questo va in danno di chi deve ricevere la nave».

Rispetto alle prove in mare fasulle, De Luca ha detto: «Prove fasulle? Ma stiamo parlando di una nave non della Costa, non ancora della Costa. Stiamo parlando di una nave in consegna che vogliamo perfetta visto quello che la paghiamo. Si tratta di vere e proprie mistificazioni».

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20/10/2014   ore 17.20
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Concordia, finalmente il via libera ai lavori!


Finalmente è arrivata la comunicazione ufficiale da parte del Consorzio Ship Recycling all’Autorità portuale di Genova dell’inizio dei lavori di alleggerimento sul relitto della Concordia.

Come precedentemente riferito, la 1° fase dei lavori consisterà nella “rimozione dei materiali presenti a bordo per il conseguente conferimento agli impianti di smaltimento e di recupero”, con una tabella lavori che rimane confermata.

Concordia a Genova

Il via libera ai lavori è stato reso possibile dalla conclusione dell’iter autorizzativo e dopo aver terminato le operazioni di messa in sicurezza delle aree di lavoro, di installazione degli impianti di cantiere e di adeguamento dell’ormeggio perchè possa affrontare anche l’inverno in tutta serenità.

Nella stessa giornata di ieri il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, aveva reso noto che le ultime certificazioni necessarie sono state ottenuta dalle società che dovranno procedere allo smantellamento.
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17/10/2014  ore 00.30
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Costa Crociere per il Giglio: piano in 4 fasi per ripulire l’isola


Vanno a braccetto i due progetti per il Giglio: da una parte c’è il progetto della Costa Crociere e dall’altro quello della Regione Toscana che punta ad un rilancio ambientale e turistico dell’Isola.
Prima e dopo Concordia all'Isola del Giglio

Prima e dopo Concordia all’Isola del Giglio

Photocredit: Il Secolo XIX
Un calendario di lavori da portare a termine entro la fine del 2015.
Intanto c’è stato un incontro alla presenza delle due parti, nel quale si è presentato alla popolazione e agli amministratori locali le due iniziative e le fasi in cui si svilupperanno.
L’incontro si è svolto a Palazzo Strozzi Sacrati, alla presenza del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi (in qualità di coordinatore per le attività di recupero ambientale, nominato dal Governo a seguito della rimozione della Concordia dal Giglio), del sindaco Sergio Ortelli, dei rappresentanti di Costa Crociere, dei rappresentanti del Club degli Assicuratori e dell’Osservatorio ambientale, curato dall’Universtà La Sapienza di Roma.
Dopo Concordia

Dopo Concordia

Photocredit: La Nazione
Non c’è tempo da perdere” ha dichiarato Rossi “L’obiettivo è quello di realizzare in tempi certi tutte le operazioni necessarie per il ripristino ambientale dei fondali, per far ritrovare al Giglio la sua dimensione e la sua fisionomia.
Per questo ho chiesto di fare il punto con Costa Crociere sulla consistenza e programmazione dei lavori.
Dobbiamo intervenire prima possibile per evitare danni e ripulendo i fondali dai rifiuti, dai materiali depositati e dai sedimenti“.
Costa Crociere si è sempre impegnata a garantire la continuità di presenza e attività fino all’assegnazione dei lavori di ripristino, e,  con l’aiuto del professor Ardizzone, ha illustrato le 4 fasi nelle quali si articola il progetto:
  • rimozione dei materiali depositati nei fondali
  • recupero dei 1396 sacchi di cemento
  • rimozione delle piattaforme metalliche
  • completamento dell’intervento con la pulizia dai sedimenti depositati sul fondale

I lavori saranno affidati al più presto e si concluderanno nel giro di circa un anno e mezzo.

isola del giglio

A tutto questo, che finanziariamente sarà a carico di Costa Crociere, si aggiungerà – ha precisato il presidente – anche un impegno diretto della Regione, doveroso riconoscimento ad una comunità che, in tutta questa vicenda, dal naufragio fino alla rimozione, ha dato una splendida immagine della Toscana e dell’Italia.
Stiamo pensando non solo ad iniziative di rilancio della vocazione turistica dell’isola e di promozione della qualità dell’offerta, ma anche al sostegno alla viticoltura attraverso reimpianti di vitigni autoctoni e allo sviluppo di della telemedicina per favorire l’attività sanitaria degli operatori.
Sarebbe infine significativo, e anche attrattivo, fare del Giglio un’isola carbon-free, sostituendo l’attuale centrale elettrica a gasolio con la produzione di energia rinnovabile, a zero emissioni di CO2.
Ma di tutto questo  parleremo presto con i cittadini, gli operatori economici e l’amministrazione comunale“.
04/10/2014  ore 13.14
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Concordia, la carica di Domnica: soccorsi per pochi privilegiati


Per chi ha seguito i fatti dall’inizio, la vicenda Costa Concordia/Domnica Cermotan/Francesco Schettino è sempre sembrata più una telenovela e una voglia di mostrarsi che una vicenda legata ad una tragedia che come tale doveva essere trattata.

Non capita occasione, qua e là nel tempo, di ascoltare nuove scottanti rivelazioni, che, per come son rivelate e per come son trattate (ovviamente in esclusiva o televisiva o su qualche testata guarda caso!), sembrano tutto tranne ciò che vorrebbero essere: rivelazioni importanti sull’incidente.

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Tralasciando la parte di me che si rifiuta di dare spazio alcuno alla vicenda, cercherò di descriverne la cronaca, così come appare nei vari quotidiani stamattina, lasciando a voi le considerazioni personali.

La Domnica Cermotan nei giorni scorsi via Facebook ha dato all’ormai ex-comandante Schettino Francesco un ultimatum: o parli tu o lo faccio io.

Non avendo ottenuto risposta in tal senso, la signorina Cermotan ha quindi rivelato, in esclusiva al settimanale Oggi, le sue verità: nel numero della rivista in edicola da mercoledì (e sul sito), Domnica Cemortan sostiene che la notte del naufragio, mentre migliaia di persone si accalcavano ai ponti più bassi della nave per saltare sulle scialuppe di salvataggio, lei, il comandante Schettino e il maitre Ciro Onorato, si mossero in direzione opposta.

«Salimmo al ponte 11, e anche se Schettino sostiene di esserci andato per controllare la dritta della nave io dico – sostiene la moldava – che eravamo lì ad aspettare un elicottero che portasse via tutti e tre. O forse solo qualcuno di noi».

La rivelazione ovvaimente non cambia assolutamente la ricostruzione dell’incidente, ma secondo la moldava «riaccende i riflettori sulla notte del 13 gennaio 2013 e mostra nello sviluppo delle operazioni di soccorso alcune stranezze.
Mentre a bordo si scatenava l’inferno e decine di persone perdevano la vita, veniva predisposta un’uscita rapida e indolore per pochi privilegiati».
«Subito dopo l’impatto Schettino si fece raggiungere in plancia da Ciro Onorato, maitre di bordo, che non dimentichiamolo, è fratello di Gianni, che all’epoca era direttore generale di Costa Crociere (attualmente è passato a Msc, ndr). Schettino era sempre al telefono. Parlava con qualcuno, ma non capivo cosa dicesse. Dopo aver dato l’ordine di abbandonare la nave, chiese a me e a Ciro di seguirlo sul ponte 11. Sinceramente non capivo. Perché andare lassù?».
>>>ANSA/CONCORDIA:DOMNICA;ULTIMATUM A SCHETTINO,DEVI DIRE LA VERITÀ

Quando arrivarono in cima ed uscirono all’aperto Domnica cominciò a farsi un’idea più precisa. «Nessuno parlò dell’arrivo di un elicottero», dice, «ma mentre eravamo lì, il comandante aveva un’aria impaziente, continuava a guardarsi in giro, come se aspettasse qualcosa. A un certo punto disse: “Ma qui non ci vede nessuno!”. Il riferimento mi è sembrato inequivocabile. Chi mai doveva vederci di notte in cima alla nave? Da sotto nessuno ci poteva vedere. Evidentemente era dall’alto che dovevamo renderci visibili».

Domnica si avvicinò allora a Ciro e accese la spia luminosa sul suo giubbotto salvagente: «Volevo segnalare la nostra posizione ma non arrivò nessuno. Dopo una ventina di minuti, arrivò una telefonata a Schettino. Quando la interruppe gli chiesi se stava arrivando un elicottero, ma lui rispose che i piani erano cambiati e dovevamo tornare giù, ai ponti inferiori».

Dopo l’esclusiva al settimanale, la moldava ha riferito, a Mattino Cinque, di aver saputo che un elicottero avrebbe portato via un oggetto.

 “Non l’ho visto personalmente ma me lo ha riferito chi aveva il contatto diretto con l’elicottero” ha precisato la donna. “Io non ho visto nessun elicottero. Ma un elicottero arrivò, da compagnia, su isola. Questo elicottero è arrivato più tardi, due ore più tardi” rispetto al momento in cui Schettino era salito sul ponte 11.

C’erano molti feriti sulla Concordia, ma in quel momento si doveva prelevare qualcosa” ha spiegato la Cemortan: “Io ho visto questo oggetto dopo, sull’isola. Ho visto dopo tutto”.

E poi ha concluso che la persona che ha preso in carico l’oggetto non lo teneva con le mani”perché è un oggetto grande”. Ovviamente di che tipo di oggetto si tratti non è dato saperlo…forse bisognerà aspettare le prossime puntate?

Fonti: liberamente tratto dal Corriere della Sera, Oggi (per l’intervista in esclusiva)

01/10/2014  ore 15.40
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De Falco trasferito e amareggiato: “Paese storto”


Gregorio De Falco, il capitano di fregata della capitaneria di Livorno , ricordato come colui che intimò il famoso “salga a bordo C..o!!”  all’ex comandante Schettino, è a dir poco amareggiato per il trasferimento in un ufficio amministrativo, che lo toglierebbe dal settore operativo dove ha sempre servito, e si sfoga in un’intervista sul Corriere della Sera.

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«Dover lasciare il servizio operazioni perché vengo destinato a un ufficio di carattere amministrativo» mentre Schettino sale in cattedra alla Sapienza «mi fa riflettere sulla circostanza che questo Paese è storto, privo di riferimenti corretti in cui le persone rispondano per il ruolo e la responsabilità che hanno.

Sono amareggiato e sto riflettendo su molte cose, comprese le stellette che porto addosso.

Mi sono fatto l’idea che ci possa essere un collegamento col lavoro che ho fatto per il soccorso e forse nelle indagini.

Queste conseguenze non sono coerenti con i riconoscimenti formali.

Lo Stato su di me ha speso soldi per formarmi come responsabile del soccorso marittimo, responsabilità di cui mi sono fatto carico anche quando non mi competeva, come per esempio nella notte di Concordia.

Un anno fa non fui destinato ad alcun incarico di comando come invece è successo a tutti gli altri miei colleghi. Io non mi sono lamentato, ma ora il trasferimento è un’altra cosa».

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Gasperetti, autore dell’articolo, scrive che la decisione di destinare De Falco a incarichi non operativi potrebbe essere stata condizionata dai suoi difficili rapporti con un superiore:

Il documento-beffa è stato firmato da Ilarione Dell’Anna, già responsabile della Capitaneria di porto di Livorno durante il naufragio, promosso e spedito a Roma. De Falco non l’ha mai detto pubblicamente, ma tutti sanno che tra lui e l’ammiraglio i rapporti si erano deteriorati dopo la notte del naufragio quando De Falco era diventato, suo malgrado, il “capo della Capitaneria” e coordinatore dei soccorsi.

In passato De Falco ebbe contrasti con altri superiori, quando per esempio da comandante a Santa Margherita Ligure vietò alle navi da crociera di ormeggiare nei pressi dell’area protetta di Portofino.

Ebbe altri momenti difficili quando si espresse a favore di una nuova inchiesta per chiarire il disastro del Moby Prince, il traghetto che nel 1991 si scontrò con una petroliera e nel cui incendio morirono 140 persone al largo del porto di Livorno.

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De Falco ha concesso alcune interviste per denunciare di “essere vittima del mobbing” in seguito alla decisione deltrasferimento: uno sfogo particolarmente duro e che al momento è privo di alcuna spiegazione; su questo trasferimento è stata presentata anche un’interrogazione parlamentare.

 

25/09/2014  ore 14.30
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