Concordia: entro una settimana al via lavori smantellamento, tante le richieste di riutilizzo materiali


Un vertice in Prefettura, chiesto dall’Autorità portuale, si è svolto giovedì a Genova: è servito a raggiungere l’intesa tra tutte le parti in causa, Autorità portuale in primis, oltre a imprese, sindacati, Regione, Capitaneria di porto e Asl; si è trovato l’accordo sui migliori strumenti per la sicurezza sul lavoro, il massimo coordinamento tra le parti in causa e i più efficaci controlli delle autorità preposte con l’obiettivo di rafforzare l’efficacia delle operazioni per affrontare il cantiere della Concordia con la massima sicurezza.

++ Concordia: trovato un teschio sul relitto ++

È stato convenuto di istituire un osservatorio permanente presso il Comitato di Igiene e Sicurezza settore Riparazioni Navali dell’Autorità portuale, con il coinvolgimento di tutte le parti, che si riunirà periodicamente o su richiesta dei suoi componenti e uditori.

Intanto ormai è deciso di far iniziare i lavori di smantellamento entro una settiman, utili per l’alleggerimento dello scafo che precede lo spostamento del relitto ai cantieri di Riparazioni Navali dove verrà demolito.

Concordia: in scafo relitto sommozzatori Gos e speleo Vvf

A spiegarlo, a margine dell’incontro sulla sicurezza dei lavoratori in Prefettura, il presidente dei Cantieri Mariotti, Marco Bisagno.

«Io credo che entro i primi mesi dell’anno prossimo la nave potrà essere alleggerita e trasferita in cantiere» ha spiegato Bisagno sottolineando che ora si è «in una situazione un po’ precaria, con la nave ormeggiata in banchina e ogni operazione deve esser svolta con le chiatte.

La nostra attenzione, quindi, è quella di fare il più presto possibile per portare la nave a Riparazioni Navali.

Penso che i tempi potranno essere rispettati, non ci sono urgenze ma è nostro intendimento concludere i lavori secondo quanto stabilito».

Le associazioni di volontariato nel frattempo hanno fatto richiesta di riutilizzo dei materiali ancora riutilizzabili della Concordia: il problema principale è lo stato di conservazione che fa temere che la maggior parte di esse debbano essere sì riciclate ma non riutilizzate.

concordia

Oltrettutto ci sarebbero procedure di sicurezza ambientale da valutare e normative da seguire per cui la situazione non è così semplice come si potrebbe pensare.

A spiegare la situazione ci ha pensato l’ad della San Giorgio del Porto, Ferdinando Garrè, capofila con Saipem, del consorzio proprietario della Costa Concordia.

«Stiamo cercando di raccogliere le cose ma, purtroppo c’è pochissima roba recuperabile.

Il materiale che uscirà dalla nave sarà riciclato all’80% ma riciclare vuole dire separare i materiali e non trovare pezzi che possano essere riutilizzati.

Quelli saranno molto pochi perché le condizioni sono abbastanza disastrate.

Ci sono anche gli aspetti normativi per quanto riguarda i rifiuti che non possono essere dati in maniera così banale.

C’è tutta una procedura che deve essere seguita».

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Garrè ha anche ribadito l’impegno del Consorzio a fare in modo di minimizzare il fenomeno della vendita dei cimeli di Concordia «con un marchio che ricorda un avvenimento drammatico. Questo è l’impegno che abbiamo e non è un impegno semplice» ha terminato Garrè.

 

30/08/2014  ore 15.30
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