Morto il comandante dell’Achille Lauro dirottata


E’ deceduto la scorsa notte all’età di 80 anni, a Gragnano (Napoli),  il comandante Francesco De Rosa che il 7 ottobre del 1985 visse una vera e propria pagina della storia della nautica.

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A dire il vero lui stesso ha sempre confermato che non ha mai dimenticato nemmeno per un giorno la paura, i terroristi, il dirottamento della nave da crociera della quale era comandante, l’Achille Lauro.

Per sua sfortuna quei giorni li rivisse tantissime volte, nelle interviste rilasciate ai media di tutto il mondo e nel suo libro (“Terrorismo, forza dieci”), dove parla anche del terrorista Abu Abbas.

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Venne sottobordo con un rimorchiatore per recuperare i quattro terroristi che avevano assaltato la nave – raccontò anni fa De Rosa – quando aprì il portellone dell’Achille Lauro, allargando le braccia e sorridendomi mi disse ‘Capitano, tutto bene sulla nave’?“.

Un sorriso maligno, il suo, che mi ha accompagnato sempre – aggiunse – E ancora più beffardo fu il suo congedo, quando dopo aver fatto scaricare il bottino che i suoi avevano accumulato, mi chiese scusa per quello che avevano fatto”.

Ha continuato ad avere paura, anche dopo quel giorno, il comandante: “Durante le fasi del sequestro i terroristi a lungo mi parlarono della mia casa di Gragnano, me la descrissero minuziosamente a testimonianza del fatto che il sequestro era stato preparato nei minimi particolari. E quelle parole mi sono spesso tornate alla mente. E se ritornassero? Mi sono più volte detto“.

Le nostre condoglianze alla famiglia.

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Il dirottamento dell’Achille Lauro (fonte Wikipedia) la cronistoria:

  • Quattro terroristi, membri del Fronte per la liberazione della Palestina, frangia estrema dell’Olp presieduto da Yasser Arafat, si imbarcano a genova sul transatlantico Achille Lauro, che trasportava ben 700 passeggeri a bordo (201 passeggeri e 344 uomini di equipaggio).
  • Alle ore 13 del 7 ottobre, al largo delle coste egiziane, fanno irruzione nella sala da pranzo iniziando a sparare in aria e ferendo nella confusione un marinaio, perchè alcuni ufficiali scoprirono le armi che nascondevano (infatti il loro vero obiettivo era quello di compiere un attentato nello scalo israeliano di Ashdod).

In quel momento, sulla nave, c’erano 320 membri dell’equipaggio e 107 passeggeri, gli altri erano sbarcati per una visita al Cairo.

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  • I terroristi chiedono la liberazione di 50 palestinesi detenuti in Israele
  • La sera stessa 60 incursori italiani del Col Moschin arrivarono alla base militare di Akrotiri, a Cipro, pronti a intervenire, seguendo un piano sviluppato insieme all’UNIS del COMSUBIN, presenti in fase di pianificazione.
  • Si scelse la via diplomatica, con una serrata trattativa internazionale, che purtroppo contò anche una vittima: un passeggero ebreo con passaporto americano, disabile, Leon Klinghoffer. Fu ucciso e gettato in mare.
  • Dopo frenetiche trattative diplomatiche si giunse, in un primo momento, ad una felice conclusione della vicenda, dietro promessa di immunità.
  • Dopo la scoperta dell’uccisione delcittadino americano, gli Stati Uniti reagirono e l’11 di ottobre due caccia statunitensi intercettarono l’aereo egiziano (un Boeing 737), che, secondo gli accordi raggiunti (salvacondotto per i dirottatori e la possibilità di essere trasportati in un altro paese arabo), conduceva in Tunisia i membri del commando di dirottatori, lo stesso Abu Abbas, Hani al-Hassan (l’altro mediatore dell’OLP) oltre a degli agenti dei servizi e diplomatici egiziani, costringendolo a dirigersi verso la Naval Air Station Sigonella, in Italia, dove fu autorizzato ad atterrare poco dopo la mezzanotte.
  • L’allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi si oppone tuttavia all’intervento americano, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e sia i VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) che i Carabinieri di stanza all’aeroporto si schierano a difesa dell’aereo contro la Delta Force statunitense che nel frattempo è giunta su due C-141.

MORTO CAPITANO ACHILLE LAURO, LA NAVE DIROTTATA DA TERRORISTI

Si trattò della più grave crisi diplomatica del dopoguerra tra l’Italia e gli Stati Uniti, che si risolse cinque ore dopo con la rinuncia degli USA ad un attacco all’aereo sul suolo italiano.

  • Alla ripartenza dell’aereo con destinazione Ciampino si uniscono al velivolo egiziano un velivolo del SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) giunto nel frattempo con l’ammiraglio Fulvio Martini e a una piccola scorta di due F-104S decollati dalla base di Gioia del Colle e altri due decollati da Grazzanise. Nel frattempo un F-14 statunitense decolla dalla base di Sigonella senza chiedere l’autorizzazione e senza comunicare il piano di volo e cerca di rompere la formazione del Boeing e dei velivoli italiani, sostenendo di voler prendere in consegna il velivolo con Abbas a bordo, venendo però respinto dagli F-104 di scorta.
  •  Una volta giunti a Ciampino, intorno alle 23:00, un secondo aereo statunitense, fingendo un guasto, ottiene l’autorizzazione per un atterraggio di emergenza e si posiziona sulla pista davanti al velivolo egiziano, impedendone un’eventuale ripartenza. Su ordine di Martini al caccia venne allora dato un ultimatum di cinque minuti per liberare la pista, in caso contrario sarebbe stato spinto fuori pista da un Bulldozer; dopo tre minuti il caccia statunitense ridecolla, liberando la pista.
  • Gli Stati Uniti chiedono nuovamente la consegna di Abu Abbas, in base agli accordi di estradizione esistenti tra Italia e USA, senza tuttavia portare prove del reale coinvolgimento del negoziatore nel dirottamento.

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I legali del Ministero di Grazia e Giustizia e gli esperti in diritto internazionale consultati dal governo ritennero comunque non valide le richieste statunitensi.

  • Il Boeing egiziano viene trasferito a Fiumicino, dove Abu Abbas e l’altro mediatore dell’OLP vengono fatti salire su un diverso velivolo, un volo di linea di nazionalità Jugoslava la cui partenza era stata appositamente ritardata.

Solo il giorno successivo, grazie alle informazioni raccolte dai servizi segreti israeliani (che tuttavia non erano state consegnate al SISMI durante la crisi, pur essendo già disponibili), si ottennero alcuni stralci di intercettazioni che potevano legare Abu Abbas al dirottamento. La CIA consegnò solo alcuni giorni dopo (il 16 ottobre) i testi completi delle intercettazioni, effettuate da mezzi statunitensi, che provavano con certezza le responsabilità di Abu Abbas, il quale venne processato e condannato all’ergastolo in contumacia.

  • Dopo aver lasciato Alessandria e aver effettuato uno scalo in Grecia, l’Achille Lauro si dirige verso Napoli, quando la CIA passa un’informazione, forse proveniente dai servizi egiziani, relativa alla possibile presenza di esplosivo su alcune casse caricate ad Alessandria.

Pur non potendo verificare la veridicità dell’informazione il SISMI, in accordo con il comandante della nave, si decide per precauzione di far gettare in mare alcune casse di cui non era stato possibile far controllare il contenuto.

I quattro membri del commando terrorista vennero presi in consegna dalla polizia e rinchiusi nel carcere di Siracusa e furono in seguito condannati, scontando la pena in Italia.

 

 

19/08/2014  ore 18.30
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