Concordia, i naufraghi: “Ci dicevano di tornare in cabina”


Nuova udienza per il processo sulla nave Costa Concordia naufragata all’Isola del Giglio.

Oggi in aula il timoniere indonesiano della Costa Concordia, Jacob Rusli Bin, atteso per il processo non si è presentato, perché non è in Italia. L’ufficiale di coperta Silvia Coronica si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

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photocredit: larepubblica.it

Con le mancate testimonianze di due membri dell’equipaggio che furono con Francesco Schettino nella plancia di comando al momento del naufragio al Giglio, il processo è ripartito dalle testimonianze dei naufraghi.

Rusli Bin e Coronica, co-indagati con Schettino, nel luglio 2013 hanno patteggiato condanne per omicidio colposo, lesioni colpose e naufragio colposo. Testimoniano invece per la prima volta al processo i primi naufraghi.

Francesco Schettino anche oggi è in aula ad assistere al dibattimento accanto ai suoi difensori.

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photocredit: larepubblica.it

Nei racconti dei naufraghi, lo spavento della sera del 13 gennaio 2012 al Giglio. “Ci dicevano di tornare in cabina, ma era una trappola e corremmo verso l’esterno per scappare” hanno  raccontato “e che era solo un guasto tecnico“. 

Nessuno ci diceva cosa fare, c’erano solo camerieri in divisa“,  hanno detto.

I naufraghi hanno raccontato i momenti drammatici del naufragio e anche i disagi psichici subiti e ancora, per alcuni di loro, permanenti.  Dopo l’impatto con gli scogli, ha ricordato la prima teste sentita dal tribunale, una parrucchiera di Roma, Claudia Poliani, “cambio’ tutto, dall’allegria e dalla meraviglia di essere in crociera, noi passeggeri entrammo di colpo nel panico, cademmo, era buio, nessuno ci assisteva“.

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photocredit: ilmessaggero.it

Non abbiamo visto ufficiali, c’erano solo camerieri in divisa – ha detto la teste – il personale non parlava italiano e male l’inglese, prendemmo i giubbotti salvagente da soli, e provammo ad indossarli“. La stessa teste ha raccontato che dopo il naufragio “per lo stress non sono piu’ in grado di guidare tranquillamente la macchina, percio’, siccome vivevo fuori Roma, ho dovuto cambiare casa e avvicinarmi alla citta’“.

La passeggera Ivana Codoni ha detto che anche oggi “soffro di attacchi di panico. Non mi era mai successo prima del naufragio. Sono sempre sotto controllo medico“. Sul disastro, la stessa teste ha detto che il “personale ci diceva di tornare in cabina ma capimmo che era una trappola” e “scappammo verso i ponti all’esterno. Eravamo come in autogestione“. Anche la passeggera Liliana Dobrian, una romena che vive a Grosseto, ha detto del “grande spavento dei passeggeri. I camerieri non sapevano cosa dire, cosa stava succedendo, ogni mezz’ora si sentiva dire ‘e’ un guasto elettrico, stare calmi’. Ma dopo il naufragio non dormivamo piu’, io e mio marito avevamo dolore alla testa, ci ha visitato uno psichiatra, da allora abbiamo paura e ansia“.

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C’e’ chi dava in escandescenze – ha  detto Luigi D’Eliso – Al ristorante tiravano pugni contro gli arredi, le mani
sanguinavano. Uno chiedeva: ‘Come faccio a salvarmi? Come faccio a salvare i miei figli?“. Sempre il teste ha riferito al tribunale la risposta laconica dei camerieri: “Non lo sappiamo nemmeno noi“.

La moglie del teste, anche lei sopravvissuta al naufragio, Rosanna Abbinante, di Bari ma con attivita’ lavorativa a
Cesenatico, ha ricordato che la gente batteva i pugni sui tavoli. Il padre di un bambino urlava. Ci dicevano che c’era stato un guasto tecnico” ma “capivamo che non era cosi’. Infatti volevo andare in cabina a recuperare i vestiti ma non lo feci, la nave si inclino’ e rinunciai perche’ pensai di fare la morte del topo“. Anche questa teste ha detto:Non ho visto un ufficiale a tranquillizzarci. ‘Tutto sotto controllo, ci dicevano“.

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La stessa testimone ha commentato: “Ma com’e’ possibile che per risparmiare non si metta personale che ci potesse assistere. Venti anni fa Costa Crociere faceva crociere eccellenti, ora siete diventati commerciali, peraltro si mangia malissimo, da quando siete diventati televisivi non siete piu’ quelli di 20 anni fa“.

Fonte: La nazione

12/05/02014  ore 15.20

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