Concordia: per Costa vince l’ipotesi Genova


La demolizione della Costa Concordia, la nave naufragata oltre due anni fa all’Isola del Giglio, si avvicina sempre di più a Genova. Questo il risultato dell’ennesima convulsa giornata fatta di dichiarazioni e prese di posizione su e giù per l’Italia.

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Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti

Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ieri è stato categorico: «La Concordia deve essere smantellata in Italia. Dalla tragedia, avvenuta nei nostri mari con danni ambientali e vittime, devono esserci opportunità economiche per il nostro Paese».

Gli ha fatto eco il capo della Protezione Civile, il prefetto Franco Gabrielli, intervenendo alla Commissione Ambiente della Camera: «Allo stato per lo smantellamento della Concordia rimangono due ipotesi, quella italiana e quella turca. Noi auspichiamo che sia un porto italiano».

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 Il prefetto Franco Gabrielli

Certo, Gabrielli ha messo le mani avanti: «Non scandalizziamoci se la nave venisse portata in Turchia, che ha presentato l’offerta economicamente più conveniente, 40 milioni di dollari, compreso l’utilizzo del Vanguard per lo spostamento, rispetto ai 200 di Civitavecchia, assolutamente fuori mercato».

Ma la sua è stata poco più di un’ipotesi di scuola, nonostante abbia ricordato che da 25 anni portiamo in Turchia a demolire persino le nostre navi militari.

Si sa, infatti, che le demolizioni in Turchia costano meno anche perché non sono proprio un esempio di rispetto dell’ambiente e di tutela dei lavoratori.

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Un nuovo scandalo o un incidente su questo fronte sarebbe devastante per l’immagine di Costa Crociere. Questo il gruppo armatoriale controllato dal colosso americano Carnival, che insieme alle società assicuratrici ha sborsato sinora 1,1 miliardi di euro dietro alla Concordia, lo sa bene: la differenza di 60 milioni fra la Turchia e i porti italiani, non vale certo il rischio.

Resterebbero, dunque, Piombino e Genova, entrambe con un costo intorno ai 100 milioni. Per raggiungere lo scalo toscano, che comunque non sarà pronto con i dragaggi e le infrastrutture prima dell’autunno, basta una giornata di navigazione al traino dei rimorchiatori. Per il capoluogo ligure, invece, occorrono cinque giorni di navigazione.

«Il problema di Piombino, però – lo ha sottolineato proprio Gabrielli – è che non ha il bacino».

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Una struttura indispensabile per mettere in secca lo scafo e svuotarlo in sicurezza, senza pericoli di inquinamento, delle tonnellate di acque putride che impestano il ventre della Concordia.

E questo, nonostante il tentativo del presidente della Toscana, Enrico Rossi, di arrivare a fine settembre per rimettere in gioco Piombino, taglia la testa al toro.

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Il presidente della Toscana, Enrico Rossi

Dunque, alla fine, non rimane che Genova, dove i cantieri Mariotti e San Giorgio, con il supporto dell’Autorità portuale, hanno ormai predisposto nei minimi dettagli un piano operativo, che recepisce indicazioni e osservazioni fatte dai tecnici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Costa, riferiscono fonti della partita, avrebbe già dato il proprio ok. Un summit fra armatore, assicurazioni, Commissario, ministeri e Regione Toscana, a cui compete lo smaltimento del «rifiuto speciale» Concordia, è previsto dopo Pasqua.

L’annuncio della destinazione finale della nave avverrà a inizio maggio.  

Fonte: La Stampa

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